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Maestro

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Piero Chiara – amico e Maestro – è stato (raccontando soprattutto del Primo) il miglior ‘narratore’ del Secondo Novecento italiano.
L’osservatore più attento del mondo a lui, in specie negli anni giovanili e di formazione, contemporaneo le cui fatte e malefatte sapeva cogliere e raccontare all’infinito.
Mille e mille le ‘storie vere’.
Mille e mille le necessarie alterazioni narrative.
Chiara ha seppellito (con tutti gli onori, amandolo infinitamente) il romanzare ottocentesco, ancora ai suoi anni dominante, articolando finalmente della vita come vissuta nella trascurata, dimenticata provincia del ‘profondo Nord’.
(E “se vuoi essere universale parla del tuo particolare” diceva Balzac).
La provincia dalla quale si partiva, prima e tra le due Guerre Mondiali (e ancora nei Cinquanta), per sfuggire le natie e durature tribolazioni.
La provincia alla quale invariabilmente, inevitabilmente si ritornava.
La necessità del narrare ne aveva fatto un abilissimo e scaltro oratore.
La necessità di mettere le storie su pagina ne aveva fatto un abilissimo e scaltro ed efficace e stupendo narratore.
Aveva viaggiato “nello stesso treno ma su un altro vagone” – come ebbe a vergare sottolineando la propria particolarità – con gli scrittori suoi contemporanei acclamati dalla critica.
Scrittori che tutti superò in vendite non appena improvvisamente ‘diventò’ Piero Chiara (come prima e fino ai cinquant’anni non era stato se non per pochi) con ‘Il piatto piange’ e ‘La spartizione’.
Va letto oggi?
Dai giovani senza dubbio mentre non occorre sollecitare alla bisogna quanti, conoscendolo, ne rileggono non raramente con immutato piacere le pagine.