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La Tontouta

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Allora, l’aeroporto di Noumea, Nuova Caledonia, si chiama Tontouta.
Prende nome del breve fiume omonimo che scende dal monte Humboldt.
Ecco, il fatto che il toponimo in questione rimandi al grande Alexander von Humboldt mi farebbe deviare.
Dal tennis – argomento che mi ha portato qui – allo studio della natura e all’esplorazione.
Non succederà.
È che, come ogni anno dal 2004, un buon numero di tennisti è arrivato laggiù – a Tontouta – subito dopo il Natale del trascorso 2018 per partecipare al ‘Challenger’ di Noumea.
Venticinque/trenta ore di volo dall’Europa e un pacco di denari magari solo per scendere in campo un’ora e venire eliminati.
La vita errabonda e folle dei giovani in cerca di spazio nello sport dai gesti bianchi.
Dei giovani ma anche dei vecchi e dei malandati che cercano sopravvivenza.
E il trascorso 6 gennaio gli ‘Internationaux de Nouvelle Caledonie’ hanno visto trionfare un nero svedese di origini etiopi, Michael Ymer.
È così che nel ricordo mi ritrovo a Como e corre il 2017.
È nella città lariana, infatti, d’estate, che ho visto il fratello maggiore di Michael, Elias, giocare in un altro ‘Challenger’ come un Dio per venti minuti e dipoi spegnersi.
Venti minuti e quattro a zero per lui nel turno che lo vedeva opposto al portoghese Pedro Sousa.
Che è uno anziano.
Che è uno da stendere subito.
Che è uno che altrimenti ti prende le misure.
Che nell’occasione vinse sei quattro sei zero.
E ricordo Elias, da un lato del campus, sconsolato, le racchette sparse a terra, con le mani sul viso, piangente.
Quanto può essere amara la vita.