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Riccardo Bianchi e Don Giovanni di Mozart a Varese – 10 marzo 2019

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Ho conosciuto Riccardo Bianchi e il suo grande amico, grande compositore e organista, Andrea Gottardello, un pomeriggio dei primi di maggio del 2016 quando, uscendo dall’orrendo gabbiotto dello Iat che si trovava, e ancora oggi si trova, in piazza Monte Grappa davanti alla Camera di Commercio, quasi sbattemmo gli uni nell’altra. I due ragazzi, belli, alti e fieri, ne approfittarono per tendermi una locandina e quasi scusandosi mi dissero che si trattava di un Poema sinfonico e che avevo di fronte a me l’Autore, Gottardello, e il Direttore dell’orchestra, Riccardo Bianchi, e che avrebbero eseguito l’opera di lì a pochi giorni in san Vittore. Io amo la musica e soprattutto la sinfonica e poi era previsto anche l’organo, il pianoforte, due cori, una orchestra, una cantante solista…insomma diventammo subito amici e io mi misi a pubblicizzare l’evento e riuscii a portarci tutta la famiglia, compresa mia figlia incinta al settimo mese in modo che anche la minuscola Zoe, che sarebbe nata ad agosto, potesse ascoltare la meravigliosa composizione musicale…ho seguito po,i e seguo ancora, grazie anche a facebook, le loro peripezie e fatiche e gioie. Gottardello sta terminando la composizione di un secondo Poema dal diario di Anna Franck e Riccardo Bianchi lo ritroviamo questa domenica 10 marzo 2019 al Teatro di Varese nella direzione di ‘Don Giovanni’ di Mozart in cui sono coinvolti artisti varesini, l’orchestra varesina, il Liceo Artistico e il Liceo musicale statali fianco a fianco con grandi professionisti del settore.

Ho pensato che se nessuno lo aveva già fatto, fosse utile una piccola intervista al Maestro Bianchi per fare il punto della situazione

Riccardo Bianchi è nato a Varese e qui ha studiato fino alla maturità scientifica, poi  in parallelo una laurea in Filosofia e gli studi sulla Composizione presso il Conservatorio di Milano.

Quando hai sentito questa disposizione e disponibilità per la musica e in particolare per la direzione d’orchestra?

Ero piccolo, ancora alle elementari, quando in un tema scrissi che da grande volevo diventare direttore d’orchestra ma io di quel tema mi dimenticai. Mia nonna, che suonava il pianoforte e aveva fatto studi in Conservatorio,  lo aveva invece conservato e lo tirò fuori al momento giusto per ricordarmi quale fosse il mio sogno e si aggiunse, nel mio destino, l’intervento di una vicina di casa che mi regalò, da piccolo,  un libro sui grandi compositori e quindi io ero incuriosito da questo mondo della musica . Così a nove anni suonavo già bene il pianoforte e poi andando avanti negli studi si scoprì, durante il periodo di frequentazione del Conservatorio, che ero molto dotato per le prove di Armonia (una disciplina musicale “analitica”) e di Composizione. Bisogna ricordare che una tempo la direzione d’orchestra aveva come obbligo i famosi sette anni di Composizione e questo rappresentava, per molti, uno scoglio insuperabile mentre io procedevo con una certa facilità. Quindi dopo il liceo ho comunque affrontato l’Università, laureandomi in Filosofia, ma allo stesso tempo procedevo con i miei studi musicali e di Composizione e il primo esame dato mi permise di accedere al diploma di direzione di coro.

Ecco  Riccardo, infatti volevo chiederti se sia un caso che nel tuo lavoro tu diriga molto spesso orchestre con Coro oppure se questa allora sia una scelta e qualcosa che ti piace.

Si, è una scelta e mi piace molto e ho iniziato proprio come direttore di Coro superando gli esami a Torino per la Composizione e a Trieste per la direzione appunto di Coro. Nel frattempo durante l’estate frequentavo a Siena una importante Accademia di perfezionamento della Composizione e della Direzione di Coro, l’Accademia Chigiana di Siena, dove ho incontrato, ed è stato fondamentale per me, il Maestro Roberto Gabbiani, storico direttore del Maggio Musicale Fiorentino poi Direttore della Scala con Riccardo Muti che attualmente è a Roma ed è stato con lui che sono caduti gli ultimi dubbi sul mio futuro: potevo essere direttore di Coro e d’orchestra.

Come scaricavi o scarichi lo stress della enorme responsabilità del risultato finale di un concerto?

Bè i ritmi delle prove vanno così: un’ora e un quarto di lavoro e poi pausa e poi di nuovo un’ora un quarto e poi pausa e via così per sei riprese e ad ogni pausa “curavo” lo stress andando dal fornaio …poi mi sono reso conto che posso farne a meno e così adesso le mie visite in panetteria sono molto ridotte (e infatti ho trovato Riccardo molto in forma! ndr)

Prima di dirigere lo splendido e indimenticabile Poema “una notte a punta di mezzo” del Maestro Andrea Gottardello, tuo caro amico fin dall’infanzia,  la sera del 28 maggio 2016 in san Vittore, una san Vittore con il grande portone centrale aperto sulla piazza e per il pubblico che non aveva potuto trovare posto , avevi mai diretto un grande evento come quello?

In realtà il mio debutto come direttore d’orchestra fu nel 2012, a 27 anni, e fu in Russia, come premio per un concorso lì superato, ma poi l’evento del Poema segnò per me una tappa perché mi ero appena diplomato in direzione d’orchestra nel 2016, proprio pochi mesi prima.

Ora so che lavori a Malta…come è andata che sei migrato lì?

Sempre nel 2016 ho vinto una borsa di studio al Conservatorio come miglior diplomato e Malta mi concesse tre mesi di lavoro per la direzione di due concerti e poi quell’anno mi hanno tenuto fino alla fine della stagione e poi mi hanno voluto per la stagione successiva e adesso hanno emesso un bando di concorso internazionale per Maestro del Coro sinfonico Nazionale e mi hanno preso e attualmente il mio incarico lì è quello di Direttore Artistico del Coro sinfonico Nazionale. Sono molto contento di questo incarico che rispecchia proprio la mia specializzazione e che mi permette oltretutto di fare tanto repertorio sinfonico corale.

Come ti sei sentito nelle vesti di migrante? Hai sofferto molto per il distacco da Varese, dalla famiglia, dalla tua ragazza?

Bè per fortuna è andata abbastanza bene perché proprio dagli affetti più cari sono sempre stato supportato ma ora, per esempio, che sono a  Varese per dirigere il 10 marzo prossimo, il don Giovanni di Mozart, adesso che sono qui e lavoro nella mia città, un po’ di malinconia mi viene e mi pare assurdo che nel giro di un anno, due anni,  io abbia avuto un incarico a livello dirigenziale in un Ente sinfonico nazionale e per loro è qualcosa di molto importante, di apicale, anche nell’essersi affidati ad uno straniero . Qui invece purtroppo niente di ciò che sono e ho fatto sembra aver valore e non ho avuto modo di poter lavorare e potermi mantenere in modo dignitoso. La situazione italiana la conosciamo bene ma qui a Varese, proprio nella mia città, ho trovato una chiusura davvero difficile da rompere…anche Roberto Plano (emerito pianista varesino che tornò a Varese dalla Romania, dove stava lavorando, solo per suonare in san Vittore la sera del Poema sinfonico) nel 2016 ha dovuto partire alla volta degli States dove lavora attualmente con grande soddisfazione..

Come ti trovi, venendo ad oggi, in questo teatro di cui si dicono peste e corna?

Si, confermo che presenti tantissimi problemi dato che non è stato pensato per questo genere di eventi però bisogna pur interrompere una specie di giro mentale vizioso per il quale abbiamo abbattuto un teatro dell’Opera idoneo perché si faceva poca musica operistica e non possiamo fare musica operistica , oggi, perché non abbiamo un teatro adeguato e perciò quando la regista Serena Nardi , per conto di Openjobmetis , mi ha offerto don Giovanni, ho accettato ricordando anche che negli anni ’70, per due anni consecutivi, la Filarmonica di Abbado venne a suonare al palazzetto dello Sport dove notoriamente l’acustica è perfino peggiore di quella del nostro teatro attuale e quindi non me la sono sentita di essere più schizzinoso di loro!

Venendo a domenica prossima 10 marzo e al Don Giovanni…come dobbiamo prepararci? Tu, come direttore, quale taglio o impronta darai al celebre spartito?

Agli esperti consiglio di venire se possibile “vergini” perché ne darò una interpretazione molto classica che non vuol dire tradizionale però dato che molto spesso quest’opera è stata sovrainterpretata…classica per me vuol dire, per esempio, proporre una unitarietà nei tempi previsti. Se in una partitura c’è scritto ‘allegro’, deve essere ‘allegro’ per tutte le volte che si presenta questa dicitura e ogni volta che ritorna questo ‘allegro’, deve essere lo stesso identico tempo. Questa è una lettura classica e occorre avere un criterio di lettura coerente per tutto il lavoro.

Sudi di più durante le prove o durante la recita in pubblico?

Di solito si suda di più durante la concertazione perché si dà il più possibile; invece dopo, nell’esecuzione pubblica, è più un gioco di equilibri in cui devi ‘rammentare’ e dare magari un impulso emotivo in più ma laddove il direttore fa veramente la sua fatica e deve essere veramente attivo è durante la preparazione.  Abbiamo tutta una serie di professionisti che, ricevute tutte le indicazioni possibili e immaginabili,  sono poi in grado di eseguire al meglio e il direttore, all’esecuzione pubblica, diventa più che altro  un rifinitore…la magia poi si produce quando siamo insieme, pubblico e orchestra, cantanti e direttore.. (non paia irriverente parlare di sudore ma è proprio da questo, dalla fusione di movimenti e elementi molto concreti, tangibili, corporei che scaturisce la musica, invisibile, evocativa dei mondi emotivi o anche spirituali e a volte intellettuali…ndr)

Ti trovi bene con questa orchestra e questi cantanti  ‘ a kilometro zero’?

Si sono molto contento, lavorano molto bene ed io insieme a loro e tutto questo ha un alto valore simbolico …c’è anche qualcuno tra gli orchestrali che non ha mai suonato, magari dopo venti o trenta anni, a Varese e quindi siamo felici di questo ‘debutto’ in tutti i sensi.

Abbiamo finito Riccardo…hai un desiderio per il futuro?

Vorrei tanto una ‘casa per far musica’ a Varese, aperta a tutti. Una casa per chi ama fare o ascoltare musica.

Ciao Riccardo, penso che hai solo 34 anni..e mi chiedo quante cose farai nei prossimi 34 anni …(ride e mi saluta)

Auguri a questo giovane e determinato talento varesino!

 

Chiara Del Nero

Presidente dell’Associazione Culturale Varesepuò, Società Varesina di Lettere, Arti e Scienze.