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‘Il Forzinetti’

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Fu sul declinare dei Venti che ‘il Forzinetti’, un milanese ben nutrito quanto a quattrini, arrivò a Luino.
Anziano, passava il tempo guardando il lago.
Salvo le due ore del pomeriggio che, invariabilmente, trascorreva al tavolo verde del biliardo.
Al Caffè Clerici.
Rigorosamente da solo.
Provava e riprovava i colpi, spostando le bilie e collocandole col tocco della stecca secondo bisogna ed estro.
Messe.
Tiri di sponda.
Effetti.
Esercitazioni.
Cinque birilli, pel solito.
A volte, goriziana.
Occorse inevitabilmente che gli sfaccendati del paese venissero a conoscenza della questione e si appalesassero, muti e ammirati spettatori.
Fra loro, un giovane Piero Chiara.
Capitò, dipoi e dal giovinotto tanto atteso, il giorno nel quale, unico spettatore Pierino, ‘il Forzinetti’, per cambiare e per distrarsi, lo invitasse al tiro.
Attento e avveduto stecca in mano, nella circostanza, riuscì miracolosamente il giovane a convincere il maestro che valesse la pena di insegnargli qualche colpo.
Lunghe, alla fin fine, le ripetute nel tempo ore di valida e produttiva lezione.
Anni dopo, arrivato a Milano in cerca di fortuna, Pierino entrato per una veloce consumazione in uno dei Caffè del centro cittadino, si avvide della sala biliardo nella quale sostava, allenandosi, un all’apparenza nobilissimo signore.
Ben sapeva il Nostro che il restare silenzioso e solo vicino a un tavolo da biliardo in uso ad un unico giocatore porta poco dopo quasi sempre all’invito “Vuol tirare due colpi?”
Stecca in mano, stabilita la posta, Pierino vinse la prima partita.
La successiva rivincita.
Il paroli, necessariamente conseguente.
Col trascorrere dei tiri, affrontando inattese messe e difficoltà varie delle quali non sempre veniva a capo, era andato nel quindi il gentiluomo perdendo aplomb e compostezza.
Prima sottovoce e poi più altamente rivolgeva a Pierino non graditissimi improperi vari.
Perso il paroli, tirando fuori il valsente per sistemare la questione, chiese il furente signore dove mai avesse il giovinotto imparato a giocare.
Sentito il nome del di lui maestro, gettando la stecca sul manto verde, urlò: “Forzinetti!
Avessi saputo che lei è stato allievo del Forzinetti non avrei neppure cominciato a giocare!” per poi lasciare il campo vie più inviperito.