Il ‘duende’ a comando

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Il ‘duende’ a comando

Da tempo infinito, mi sveglio ‘rotto’.
Le reni o giù di lì.
I glutei e le cosce, quasi avessi corso una Maratona.
Dolori che si aggiungono al sempiterno mal di testa, alla Meralgia di Roth (che ho soltanto io), all’intorpidimento della parte interna, destra, del piede sinistro.
Per non parlare delle difficoltà di respirazione conseguenti a enfisema e fibrosi polmonare idiopatica collegati.
Medicine a iosa, che si aggiungono a quelle che ingurgito per controllare pressione e chissà cos’altro dal 2004, l’anno dell’infartino.
Un ‘catorcio’, avrebbe detto mio padre, giustamente.
Cosa mai può combinare in cotal modo conciato un comune mortale?
Un comune mortale non so.
Io, tutto.
È che mi riesce di attivare a comando il ‘Duende’ di lorchiana memoria.
Sostenne a suo tempo in una celeberrima conferenza tenuta in terra latino americana il grande Federico Garcia Lorca che i massimi risultati in campo artistico (sono un Artista!), dovendo esibirsi in pubblico – si tratti di cantare, suonare, recitare, parlare – si ottengono allorquando, senza una ragione o un perché, dalle profondità della Terra, scaturisca una forza magnetica e magica che consente al desso che ne sia improvvisamente posseduto di esprimersi, qualunque cosa intenda fare, a livelli assolutamente superiori.
Il ‘duende’, pertanto?
Basta lo voglia ed eccolo a cancellare ogni e qualsiasi mio dolore o acciacco e a trascinarmi.
E ben lo sapete voi che avete avuto occasione di ascoltami.
Qualunque fosse l’argomento del mio argomentare!