‘Baby’

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‘Baby’

R. C..

Pretendere che qualcuno lo identifichi e lo ricordi citando solo le iniziali…

Chissà?

Tra i ‘vecchi’?
Tra gli usi di mondo?
Tra quelli ancora qua.
Da questa parte della Vita?

Forse.

Erano i tempi del ‘baby’ e dello ‘shinkenegger’, quelli.
Tempi che vivevo ‘da fuori’, astemio come ero (e sono).

R. beveva, invece.
Oh, se beveva.

E trascinava.
Antonio, Sergio, Vincenzo…
Arrivava e li portava via.

Per il solito, nel bar che René aveva aperto verso la periferia nord, contando sul fatto che qualche frontaliere, tornando, si fermasse.

Entrare era facile.
A qualsiasi ora.
Uscire?
Impossibile.
Solo, alla fine, quando René, a notte fonda o all’alba, svegliandosi dal coma alcolico, li scuoteva.

Anni ed anni.
Poi, all’improvviso, R. sparì.

Mesi, senza vederlo.

Dimagrito e apparentemente in forma, riapparve.

Alcol?
Neppure un goccio.
Neanche l’odore.

Cambiato.

L’umore.
Incredibilmente, il carattere.

Non durò molto.

Parlo di lui.
Di R..

Depressioni.
Malesseri.
Dolori.
Sconforto.

Una quasi invocata fine.

Gli avevano spento la fiamma volendo salvargli la vita.

Ma non è così che va questo benedetto mondo.