Carte da gioco (Pupi Avati, Federico Fellini, io)

Carte da gioco (Pupi Avati, Federico Fellini, io)

Scrivo e indirizzo a Pupi Avati:

“Quella volta che davanti al casinò incredibilmente ho trovato per terra una carta da gioco…

Un tre…

Di quadri, in aggiunta…

Una indicazione, no?

Ho giocato per i massimi il tre…

Poi la figura del tre…

Poi la finale tre…

E sono venuto via senza un centesimo in tasca.

Chi diavolo aveva messo lì quella maledetta carta?”

Un’ora, ed ecco la risposta:

“C’è stata una stagione della mia vita in cui trovavo carte da gioco.

Almeno una dozzina nei più svariati contesti, nell’arco di qualche anno.

Le conservo.

Anche Fellini aveva in tasca qualche carta da gioco che aveva trovato.

Ci chiedevamo chi potesse perdere una carta da gioco per strada o allo stadio?

Mi sono ritrovato quindi nel tuo racconto, Pupi”.

“Devo davvero pentirmi di non averlo raccolto e conservato quel benedetto tre di quadri!”, ho concluso.