Cleofe, Angelo e Alemanno Berlusconi

Cleofe, Angelo e Alemanno Berlusconi

Profeta?
Fin dai tempi nei quali “era nella Giustizia” – come diceva facendo pensare che avesse esercitato in veste di magistrato e non, come in verità, quale aiuto e poi titolare cancelliere – Piero Chiara, trovandoli in particolare nei verbali dei marescialli delle forze dell’ordine che per professione leggeva, prendeva accuratamente nota in un quadernetto dei nomi propri più strani o evocativi di assassini, assassinati, feritori, feriti, delinquenti vari e delle loro vittime.
È attingendo a quelle pagine che furono battezzati, che so?, protagonisti quali l’Emerenziano Paronzini de La spartizione e il Temistocle Mario Orimbelli de La stanza del vescovo, così come personaggi minori che, per ragioni che il narratore luinese all’epoca (anni Sessanta) non poteva immaginare, riescono ai lettori dei decenni successivi a quelli della stesura particolarmente familiari.
L’abile venditore da pubblico mercato a nome Bertinotti, per cominciare.
Cleofe, Angelo e Alemanno Berlusconi, per proseguire.
È Cleofe là proprietaria della villa sul Maggiore che porta il suo nome.
È Angelo il di lei fratello ‘spadone’ e cioè castrato quando preso prigioniero in Africa.
È Alemanno il prozio vescovo la cui anticamente vissuta stanza dà titolo a romanzo e successivo film.
Ebbero ed hanno nella stesura i tre Berlusconi una ben triste sorte e certamente, vergando quelle pagine un quarto e più di secolo dopo, un differente cognome avrebbe scelto l’abile prosatore venendo a conoscenza della vicenda, decisamente opposta, dell’a noi arcinoto Silvio.