Millenovecentosessantuno

Millenovecentosessantuno

(L’anno del centenario dell’unità d’Italia.
L’anno che inizia con l’insediamento di John Kennedy.
L’anno della fallita spedizione della Baia dei Porci a Cuba
L’anno della costruzione del Muro di Berlino.
L’anno del volo nello spazio di Yuri Gagarin.
L’anno del suicidio di Ernest Hemingway.
L’anno della morte di Carl Gustav Jung).

Mauro della Porta Raffo
a proposito di Jean Paul Sartre, di Frantz Fanon, di John Huston, di Sigmund Freud, di Edward Bernays e, perché no?, per accenni del Club di Roma, del Maresciallo Tito, di Montgomery Clift per arrivare ovviamente a parlare di Omaha, Nebraska.

È datata settembre 1961 (anno stravolgente e travolgente – bene al di là di quanto suggeriscano gli accadimenti sopra elencati – nel quale, non per niente, agli esordi di quello stesso nono mese, a Belgrado, per iniziativa del Maresciallo Tito, si svolgeva la Conferenza Internazionale che avrebbe dato consistenza e personalità al ‘Movimento dei Paesi non allineati’) la fluviale, tempestosa, feroce, dolente, amorevole, contraddittoria, consapevole, innocente e colpevole ‘Prefazione’ scritta da Jean Paul Sartre al libro che più di ogni altro (solo avvicinato con assai differenti intenti e conseguenze da ‘I limiti dello sviluppo’ del Club di Roma undici anni dopo) ha cambiato la storia del Novecento: ‘I dannati della Terra’ di Frantz Fanon.
Lettura immancabile e la prefazione e il saggio, ai cui contenuti e ai cui effetti rivoluzionari ho più volte altrove fatto riferimento.
È la ragione di queste mie avventurate righe oggi dettata dalla improvvisa ritornata memoria di un passo di ‘Cinque mogli e sessanta film’, opera letteraria, ovviamente autobiografica, di uno dei miei mille riferimenti culturali in anni giovanili, John Huston.
Narrava il regista e sceneggiatore (i ‘grandi’ del Cinema hanno ‘scritto’ – spesso non da soli, per avere un confronto – i loro film), missouriano di nascita e cosmopolita di formazione, del suo incontro/scontro appunto con Jean Paul Sartre.
Era negli intenti (correva il 1960 se ben ricordo) del filmmaker vergare, con l’ausilio che riteneva indispensabile del filosofo più a la page di quei lontani giorni, lo script per una pellicola che voleva dedicare a Sigmund Freud.
Era l’austriaco psicanalista ancora una star negli States in specie a seguito della pubblicazione colà anni prima delle sue opere per iniziativa del nipote ‘americano’ Edward Bernays – ‘spin doctor’ principe sulle base delle cui intuizioni nascono le moderne teorie che regolano le relazioni pubbliche, la pubblicità nonché la propaganda politica come nel Novecento intesa.
Nelle belle e spietate pagine hustoniane, è descritto il Sartre quale deve essere stato anche ed appunto nel vergare la predetta ‘Prefazione’ e quale ossessivamente, nevroticamente era.
Parlò nella circostanza il maitre a penser incessantemente senza consentire domande, scrivendo su un taccuino quello che andava dicendo nel mentre una stenografa riportava a propria volta ogni singola parola.
Produsse e fece arrivare a John successivamente sulla base di quei suoi monologhi un trattamento di oltre trecento pagine, ovviamente del tutto inutilizzabile come sceneggiatura.
Come e più che nella due volte qui citata fluviale introduzione a ‘Les damnes de la Terre’, molte e geniali in quei fogli le aperture e le intuizioni di Sartre.
E sono disposto a giurare che la magistrale successiva interpretazione del ruolo da parte di Montgomery Clift assai debba alla lettura del trattamento che comunque fece.
Clift, che ebbe i natali ad Omaha, Nebraska, così come Fred Astaire, Marlon Brando, Nick Nolte e, per uscire dallo schermo cinematografico, per dire di certo non esaustivamente, Gerald Ford, Malcolm X, Max Baer e Warren Buffett.
Omaha, l’unica città nella quale andrei, dovessi decidermi mai per un viaggio negli Stati Uniti d’America!

Nota bene.
Nel Mausoleo dedicato al Maresciallo Tito in quel di Belgrado, nella stanza che ne ospita la tomba, una straordinaria gigantografia occupa tutta una parete.
Immortalati i partecipanti alla Conferenza del 1961.
Riconoscibili fra gli altri, Tito (naturalmente), Nasser, Nehru, Sukarno, Nkrumah, i promotori.