Tout se tien (ovvero, la ‘visione globale’)

Tout se tien (ovvero, la ‘visione globale’)

“Le cose veramente importanti vanno trattate con leggerezza.
Quelle di poco conto, con serietà”
Hakagure kikigaki
di Yamamoto Tsunetomo

Vergo queste saggissime righe per evitare che l’appello di Claudio Bonvecchio che mi propone per il Quirinale – per quanto assolutamente canonico – venga preso troppo seriamente e mi ricordo di un notevole film di Jim Jarmusch del 1999 intitolato ‘Ghost dog’.
(Ricchissimo di annotazioni del tutto particolari: come dimenticare la scena nella quale un non identificato e folle individuo lavora alla costruzione di una bellissima barca a vela, che mai potrà usare, sul terrazzo di un grattacielo?)
Nella pellicola, il protagonista (un massiccio Forest Whitaker dall’occhio sinistro quasi spento) segue proprio le regole del Samurai come dettate da Sumitomo.
È Jarmusch (uno dei ‘figli di Lee Marvin’, di più, il fondatore della setta segreta così da lui denominata) di Akron, Ohio.
E non è forse proprio ad Akron che il nostro Nino Benvenuti pareggiò un tiratissimo match contro Doyle Baird, enfant du pays, nel 1968.
L’unico pareggio registrato dall’Istriano in tutta la carriera?

Nota bene:
qui la smetto, ma non si finisce mai con queste ‘catene’, come le chiamava Frigyes Karinthy.
Dai citati ‘figli di Lee Marvin’, per dire, dove si può andare a finire?
E da Benvenuti non si arriva subito al mio vecchio amico Sandro Mazzinghi?
Ed è forse possibile parlare di Tsunetomo senza fare almeno cenno a Yukio Mishima con tutto quel che segue?
Occorrono mille anni per parlare anche soltanto di queste cose e non di tutto quanto poi, con la ‘visione globale’, essendo in grado di farlo, ne conseguirebbe.
Mille e più anni!