Arthur Schnitzler

Arthur Schnitzler

Vedo per caso in piena notte qualche scena de ‘L’amante pura’, film del 1958 con una ancora acerba Romy Schneider e Alain Delon (per il vero, anche con una bellissima e più anziana Micheline Presle, oggi quasi centenaria).
È tratto dall’opera teatrale ‘Liebelei’, di Arthur Schnitzler.
È stato questi uno dei veri Grandi della Letteratura Austriaca.
Temuto da Sigmund Freud – che evitò per quanto possibile ogni confronto – per la naturale capacità che aveva di descrivere ed affrontare in pagina i problemi psicologici propri degli individui che lui era riuscito con difficoltà a intravedere solo con il continuo studio.
Ebbi modo di conoscere letterariamente l’Austriaco allorquando Piero Chiara – il massimo studioso di Giacomo Casanova in relazione alla cui considerazione (è un’altra storia) ebbe a non andare d’accordo con Federico Fellini quando questi affrontò il Veneziano nel suo ‘Il Casanova’, sostanzialmente parlandone, inammissibile davvero, come di un Don Giovanni – fu incaricato di scrivere la sceneggiatura di una versione che la RAI gli commissionava sulla base del bellissimo (come scoprii) racconto ‘Il ritorno di Casanova’, ‘schnitzleriano’ in assoluto.
È questa la storia del commiato da sé, prima di tutto per la constatazione di un declino morale che gli si appalesa ora cinquantatreenne, del seduttore che si scopre capace di malinganno pur di un’ultima volta prevalere.
Fu Schnitzler autore di altre eccezionali opere tra le quali almeno ‘Doppio sogno’ che lo riporterà all’attenzione perché alla base nel 1999 della pellicola d’addio di Stanley Kubrick ‘Eyes Wide Shut’.
Rileggere Schnitzler l’impegno!