Discorso di Sua Santità il Patriarca Kirill alla vigilia del sabato della prima settimana della Grande Quaresima dopo il servizio divino al Monastero della Natività della Madre di Dio

Discorso di Sua Santità il Patriarca Kirill alla vigilia del sabato della prima settimana della Grande Quaresima dopo il servizio divino al Monastero della Natività della Madre di Dio

Un sermone di Sua Santità il Patriarca Kirill alla vigilia del sabato della prima settimana di Quaresima dopo il servizio al Monastero della Vergine Natività Comunicato stampa

3 marzo 2017

La sera del 3 marzo 2017, alla vigilia del sabato della 1° settimana di Quaresima, Sua Santità il Patriarca Kirill di Mosca e di tutte le Russie ha celebrato il Mattutino Polyelei presso il convento di monache Nativity of the Blessed Virgin Stavropegial di Mosca.
Alla fine del servizio il Primate della Chiesa Russa si è rivolto ai presenti con la parola di Sua Santità.

 

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Durante il periodo della Grande Quaresima ogni uomo ortodosso, cosciente della sua vita spirituale, prendendo parte ai servizi divini e ai sacramenti della chiesa, dovrebbe prima di tutto rafforzare la pace interiore nel suo cuore.
Quando c’è pace e tranquillità nel cuore non si spende nella lotta, nel superamento delle difficoltà e nell’esaurimento, ma nell’accumulo di energia spirituale interiore.
Infatti i santi sono coloro che possedevano una forza spirituale interiore, che non si sprecavano, che non tormentavano il loro cuore con ingiustizie e conflitti che spesso ferivano la persona.
I santi sono coloro che hanno saputo costruire le difese del loro mondo interiore.

L’arma che il nemico usa per distruggere questa difesa e per contaminare il nostro mondo interiore è ben nota a tutti: è l’insulto.
Le persone si sentono insultate quando percepiscono gli altri come avversari.
Non riceviamo insulti dalle persone care, dalle persone amorevoli, dai veri amici.
Se una persona è offensiva allora non è un amico, anche se si definisce tale.
E sappiamo che tipo di stress subiscono coloro che si trovano di fronte a parole ingiuriose, dette o scritte, con pubblicazioni negative su internet e sui giornali.
Rispondono cercando di mobilitarsi per colpire gli abusatori, una lotta che richiede uno sforzo enorme.

La domanda sorge spontanea: se uno dei compiti del cristiano è quello di acquisire uno spirito pacifico, di conservare la pace interiore, come si deve rispondere a un insulto?
Quale dovrebbe essere la risposta del cristiano ad un insulto?
I Padri hanno prestato molta attenzione a questo argomento e molti di loro hanno dato consigli su come una persona dovrebbe comportarsi quando è stata ingiustamente insultata.
Lasciatemi citare le parole di San Giovanni Crisostomo: “Se non siamo infiammati, l’insulto perde ogni potere su di noi”.

Incredibile!
Se una persona rimane calma, se non sviluppa una controreazione attiva, l’insulto viene meno.
Dopo tutto, lo scopo dell’insulto è di colpire una persona, di distruggere il suo mondo interiore, di confondere i suoi pensieri, di spingerla ad azioni sbagliate.
E se, secondo la parola di San Crisostomo il santo, non siamo infiammati, allora lo scopo del reo non è raggiunto.

Un meraviglioso consiglio troviamo in Sant’Isidoro di Pelusio.
Dice che non dobbiamo arrabbiarci quando siamo offesi, ma se non ci arrabbiamo otteniamo un grande beneficio per l’anima.

San Giovanni Crisostomo ha persino un breve racconto su come gli insulti agiscono su una persona.
Egli paragona le persone che recano offesa a quelle che assediano una fortezza o una città.
Per impadronirsi di una fortezza, non basta sparare con i cannoni o attaccare le mura, bisogna seminare la confusione tra i difensori.
Se si semina la confusione, la forza dei difensori è indebolita, e coloro che attaccano la città o la fortezza hanno l’opportunità di prendere il sopravvento.

Lo stesso accade se, secondo le parole di San Giovanni Crisostomo, ci infiammiamo in risposta agli insulti.
Perdiamo la pace interiore, si rompe l’equilibrio di potere, non c’è armonia, diventiamo più deboli, perché ci tormentiamo col pensiero di come rispondere, quale tattica costruire contro chi ci offende.
Le persone perdono il sonno e la pace, non possono impegnarsi nei loro affari, spesso si riflette sul benessere familiare.
E la soluzione è molto semplice: non infiammarsi! Non è un tuo problema essere insultato – è un problema di chi insulta.
Mantenete la vostra pace interiore e uscirete vincitori da questa battaglia.

Non è un caso che il Signore dica che chi ha dato uno schiaffo alla guancia destra deve porgere la guancia sinistra (cfr. Matteo 5,39).
Molte persone non capiscono cosa significhi questo, perché anche loro dovrebbero porgere la guancia sinistra, ma è proprio di questo che si tratta.
Chiunque voglia sconfiggerci cerca di distruggere il nostro mondo interiore con la sua malizia.
Se non ricambiamo in natura, l’insulto se ne va.
È solo quando noi contraccambiamo che l’offensore raggiunge il suo obiettivo.

Non è un caso che i santi padri prestino tanta attenzione al tema degli insulti, perché senza il giusto atteggiamento verso tali conflitti è molto difficile per un cristiano mantenere la sua pace interiore, la sua integrità e quindi la sua forza spirituale per risolvere altri compiti relativi alla salvezza.
Cercheremo di farci guidare dagli insegnamenti dei Santi Padri, e cercheremo di vedere noi stessi dalla nostra esperienza quale beneficio reale portano questi consigli.
Basta cercare di rispondere agli insulti, come hanno insegnato San Giovanni Crisostomo e Sant’Isidoro Pelusiot, e poi riflettere sulle conseguenze della nostra risposta.
Ed è abbastanza ovvio che tutti sentiranno la giustezza di questa posizione di vita, che ci metterà al riparo dalle conseguenze dei colpi che ci verranno inflitti, compresi gli insulti verbali.
Che il Signore ci aiuti ad essere rafforzati nella saggezza e a diventare spiritualmente più forti. Amen.

Mi congratulo con tutti voi per la conclusione della prima settimana di Quaresima.