Eugenio Colombo agente ippico, ovvero come da Varese si conquista uno spicchio assolutamente particolare di mondo

Eugenio Colombo agente ippico, ovvero come da Varese si conquista uno spicchio assolutamente particolare di mondo

Mio davvero oramai antico compagno alle scuole medie Dante Alighieri a Varese,
Eugenio Colombo
ha una bella storia da raccontare visto che, partito dai nostri lidi, ha saputo, con tenacia e soprattutto specifiche scoperte ed affinate capacità, ritagliarsi nel mondo dell’ippica un ruolo internazionalmente riconosciuto di agente, a tal punto a conoscenza dell’incombenza da valere come esperto nel campo della contrattazione dei purosangue e della loro vendita.
Altrettanto, venendo con passione e studio a conoscere ascendenze e caratteristiche dei cavalli, ad essere tra quanti hanno il fiuto per suggerire gli accoppiamenti migliori e, guardando poi agli esiti, più economicamente buoni.

Vive da lungo tempo negli Stati Uniti, Eugenio.
Di questi giorni ma non soltanto, a Boynton Beach, Florida, spostandosi naturalmente in tutto il Paese America per seguire gli accadimenti in pista, come nelle aste, come negli allevamenti.

Ecco, da me rivisto ma non certamente ‘corrotto’ -come da lui scherzosamente richiesto – il testo (si chiude con un “quanti bei ricordi ci ha regalato la vita, anche quando tristi ci fanno sorridere”) che, essendoci incredibilmente ritrovati via mail, rispondendo al mio invito a ripercorrere e a raccontare in particolare i suoi primi passi, mi ha indirizzato oggi,
lunedì 9 maggio 2022.

“Mauro,cerco di essere il piu’ sintetico possibile.
Poi, fai Tu l’edizione riveduta e corrotta.

La mia attivita di agente part time inizia ai tempi nei quali ero Gentleman Riders.
Allora, i ruggenti anni Sessanta, i Gentleman Riders erano benestanti o di origini aristocratiche.
Io sono stato tra loro l’unico metalmeccanico.
Grazie all’amicizia con Guido Borghi, potevo avere una macchina della Ignis nei week end per andare a San Siro e montare nei galoppi.
Sì, e capitò diverse volte che arrivassi a San Siro con l’autostop dall’ingresso della autostrada Milano Varese, se mi lasciavano a Piazzale Lotto.
Era quello un riscaldamento perfetto per arrivare a Trenno laddove capitava che andassi a trovare Antonio Parola, il maniscalco di Federico Tesio e di Ribot (e mio) per mangiare con lui.
Ricordo le due volte che mi hanno fatto scendere allo svincolo con la Torino-Venezia.
Scena da neorealismo: io con stivali e pantaloni da cavallerizzo ad attraversare corsie e a camminare sui ponti, per arrivare alle scuderie.
Ippica forza dell’amore.
Fu cosi che scovai Dobrush un due anni molto promettente, ma ancora decisamente verde.
Dopo la seconda vittoria lo comperai per Guido Borghi.
Trasferito al centro di allenamento di Mario e Gaetano Benetti, a tre anni rientrò molto bene vincendo il Filiberto, e fu uno dei favoriti per il Derby.
Guido a quel punto mi invitò ad andare a Roma con lui.
Era la mia prima volta nella capitale e alloggiando all Excelsior, mi trovai molto bene.
Dobrush, poi, nell’ultimo lavoro rientrò non benissimo.
Neon Derby fini quarto e fu venduto come stallone.

La vera attività professionale nasce nel 1969.
Con Franco Varola e l’aiuto finanziario di Carlo Curti aprii l’Agenzia Italiana Del Purosangue e grazie ai soldi ella liquidazione Ignis mi comprai uno smoking per il mio primo viaggio a Deauville, Hotel Normandy.
Nella circostanza, indossai lo smoking a cena la prima volta in vita mia e per fortuna godetti dell’aiuto di un sommelier molto gentile.
Mi chiese se conoscessi il Saint Emilion.
Mai sentito: non era nella wine list della Mensa Ignis di Cassinetta e nel Cantinone di Varese.
Finito di mangiare, uscii dal Normandy per andare al casino.
Con lo smoking, chiaramente.
Ma inizia a piovigginare ed ecco che un portiere molto abbronzato mi accompagna alla casa da gioco camminando dietro me con l’ombrello per proteggermi.
Una scena felliniana e cosa avrei pagato per farla vedere ai miei ex colleghi della Ignis.

Dopo – così vanno le cose – alle aste, incontrai il dottor Mora, un bravissimo veterinario cileno che lavorava per la Contessa Batthyany Von Thyssen.
Fu lui ad invitarmi al suo allevamento e lì conobbi un agente americano, Wayne Murty.
Fu con lui che rientrai a Deauville.
Il mio Inglese inesistente, cosi il suo Francese, ma gli vendetti Bacuco, il miglior anziano in Italia.
Dopo la vendita, Bacuco, sempre agli ordini di Mario e Gaetano Benetti, vinse il Jockey Club ed il Roma.
Murty creò un mini sindacato per il suo acquisto, $100,000, ma al momento conclusivo era corto di $5,000, la mia commissione, e siccome era stato invitato al Washington D C, allora la più importante corsa appunto ad inviti americana sull’erba, chiesi che mi pagassero aereo ed hotel.
Era il mio primo viaggio a New York.
Col taxi, quando arrivai a Park Avenue, fui abbagliato dalle luci dei grattacieli allora tutte accese.
Altro che Paris Ville Lumiere.
Parigi era una ‘ville candela’, paragonata a Manhattan.
Alloggiai all’Hilton vicino a Central Park e uscii per cena.
Passando davanti ad un ristorante chiaramente Italiano (si chiamava Monsignore e, come scoprii, apparteneva a un siciliano molto simpatico che ti faceva pensare d’essere a casa) entrai e il barman – allora abitavo a Somma Lombardo – era di Sesto Calende!
Bacuco corse il Washington D C alla grande e terminò terzo dietro il campione Americano Fort Marci ed alla vincitrice dell’Arc de Triomphe Miss Dan.

Li nacque il mio amore per gli States che è migliorato col tempo.
Sì, gli States non saranno perfetti come del resto tutti gli Stati del pianeta, ma sono il miglior Paese della Terra.

Divertiti a correggere e un abbraccio forte.
Eugenio”.