Come eravamo. Varese, anni Cinquanta e Sessanta. Dove si parla di Turismo e Soggiorno. Dove si ricorda la grande figura di  Manlio Raffo.

Come eravamo. Varese, anni Cinquanta e Sessanta. Dove si parla di Turismo e Soggiorno. Dove si ricorda la grande figura di Manlio Raffo.

Come eravamo.
Varese, anni Cinquanta e Sessanta.
Dove si parla di Turismo e Soggiorno.
Dove si ricorda la grande figura di
Manlio Raffo.

Un notevole – per quanto datato – intervento a firma dello scomparso, culturalmente assai attento testimone, ingegner
Arturo Redaelli.

 

“Se dovessi venire a vivere in Italia sceglierei Varese”.
L’asso del ciclismo Eddy Merckx lo disse una volta vinta la Tre Valli Varesine nel 1968, probabilmente addolcito dall’assegno di un milione di lire che gli fu messo in mano dopo l’arrivo.
Certo quelle parole, pronunciate dal ‘cannibale’, quattro volte campione del mondo su strada contando l’affermazione già tra i dilettanti, vincitore in carriera di oltre cinquecento corse ciclistiche, di ventinove classiche, cinque Tour de France, cinque Giri d’Italia, una Vuelta, sette Sanremo e due Giri di Lombardia, furono una bella pubblicità per la Varese turistica.
I soldi a volte sono necessari per ottenere i grandi risultati e c’è stato un tempo in cui Varese disponeva di tanti quattrini e di un’ottima promozione turistica.
Non parliamo della solita Varese liberty d’inizio Novecento ma di un tempo molto più recente, gli anni Cinquanta e Sessanta, quando il direttore dell’Ente Provinciale del Turismo, Manlio Raffo, portava a Varese i personaggi della tivù, ingaggiava i divi di Cinecittà e richiamava i grandi pittori ad affrescare i muri di Arcumeggia.
Varese faceva concorrenza al Lido di Venezia e al mitico tappeto rosso del Festival di Cannes.
Tra il 1953 e il 1955 ospitò tre edizioni delle ‘Settimane Cinematografiche’ e presentò in anteprima mondiale il film ‘La Strada’ di Federico Fellini, poi Premio Oscar.
Altri tempi, purtroppo.
Il teatro Impero si riempiva di folla trepidante in attesa di Sofia Loren.
I cinefili facevano la fila per vedere il divo di Hollywood Ernest Borgnine (in realtà si chiamava Ermes Borgnino ed era di origine italiana) e i fans varesini accorrevano in massa ad applaudire il giovane Mike Bongiorno in trasferta dagli studi RAI di Milano.
“L’uomo che aveva le idee era mio padre Manlio”, rivendica con orgoglio Mauro della Porta Raffo, oggi saggista e scrittore.
“Oltre alle ‘Settimane del cinema’ organizzò ‘Le Noci d’Oro’, rassegna itinerante da Angera a Porto Ceresio, Marzio, Duno e Viggiù che andò avanti a premiare, fino alla metà degli anni Sessanta, gli astri vecchi e nuovi dello spettacolo: Gina Lollobrigida, Corrado Pani, Umberto Orsini, Cino Tortorella, Marisa Allasio, Virna Lisi e tanti altri.
Durante l’anno, allestiva ai Giardini pubblici Estensi la ‘Mostra Internazionale canina’ e il ‘Festival dei Canti della Montagna’ e ricordo che nelle frizzanti notti primaverili come di inizio estate il pubblico si scaldava sull’erba con il plaid”.
Un passato glorioso che nessuno è stato più capace di riproporre.
Per quale motivo?
“Tutto è finito nei primi anni Settanta con il passaggio delle competenze turistiche alle Regioni.
Fino a quel momento gli Enti del Turismo e le Aziende di Soggiorno (lo so, visto che ho diretto quella varesina dal 1968 al 1974) avevano lavorato benissimo sotto il diretto controllo ministeriale.
Disponevano di finanziamenti e ogni tre mesi gli ispettori nominati dai dicasteri del Tesoro, del Turismo e degli Interni venivano a controllare i conti.
Tutto funzionava a meraviglia.
C’erano le idee, i soldi per finanziarle e le capacità di gestirli in autonomia.
Con l’accentramento regionale, quel mondo si è perso nei meandri della politica”.
Mauro della Porta Raffo allarga le braccia sconsolato.
“Senza nulla togliere a iniziative estemporanee che durano lo spazio di una settimana, le programmazioni allora erano annuali.
Varese è sempre stata un luogo di villeggiatura e di Soggiorno (non per niente si chiamava così la struttura cittadina all’uopo nata e attiva), non di vacanza mordi e fuggi.
I consigli direttivi, spesso presieduti da eccellenti persone (da ricordare almeno Luigi Zanzi senior, notaio ed operatore culturale di assoluto livello in città, ed Emilio Giudici, primario ospedaliero la cui dedizione alla Provincia resta proverbiale) degli Enti che si occupavano di promuovere il Turismo erano composti dai ristoratori, dagli albergatori e da rappresentanti di tutte le categorie coinvolte.
I soldi arrivavano anche con l’Imposta di Soggiorno e ce ne erano abbastanza per finanziare nuovi impianti ricettivi come il palazzetto di Cuvio, il Lido di Ghirla e concedere mutui agevolati per aprire pensioni e trattorie.
Con il sostegno delle banche”.
Fu allora che Manlio Raffo e il suo consulente culturale Piero Chiara ebbero un’idea brillante: rilanciare ad Arcumeggia l’antica consuetudine degli emigranti che, tornando in Valcuvia dopo una vita passata nelle miniere francesi e belghe, dipingevano gli ex voto sui muri esterni delle case.
Con la consulenza di Aurelio Morellato, esimio restauratore dell’Accademia di Brera, chiamarono a raccolta i più bei nomi dell’arte, che non si fecero pregare.
Arrivarono Remo Brindisi, Aldo Carpi, Renato Guttuso, Ernesto Treccani, Gianfilippo Usellini, Luigi Montanarini, Giuseppe Migneco, Giuseppe Montanari, Enzo Morelli, Innocente Salvini, Sante Monachesi…
Fu la prima iniziativa del genere al mondo, in seguito molto imitata.
Gli artisti erano ospiti dieci giorni della Casa del Pittore e giocavano a carte (a scopa, soprattutto e quante bonarie litigate!) al bar con gli abitanti.
Arcumeggia divenne un luogo mondano, capitava d’incontrare Marcello Mastroianni e la moglie Flora in visita all’amico Remo Brindisi (uno zio del grande attore era scultore di fama internazionale).
Mauro della Porta Raffo, allora ragazzino, saliva ad Arcumeggia sulla Millecento di papà con il fratello Silvio e la mamma Anna Maria.
“Di Monachesi”, sorride, “ricordo una golosa variante della pasta alla Carbonara che fu chiamata appunto ‘alla Monachesi’”.
I tempi cambiano.
Si discute di reintrodurre la Tassa di Soggiorno a Varese.
della Porta Raffo sarebbe favorevole?
Risposta: “Lo sarei senz’altro, sapessi dove vanno a finire i soldi e come vengono usati.
Ma non ci sono più le persone e gli Enti del Turismo di una volta”.