In morte e memoria di Ercole Baldini ritornato al Padre l’1 dicembre 2022

In morte e memoria di Ercole Baldini ritornato al Padre l’1 dicembre 2022

Celebre per le ripetute vittorie e immortalato nel compierle dalla televisione, Ercole Baldini, agli inizi del 1959, arrivò a Varese per partecipare ad una manifestazione sportiva.
A pranzo, capitò di fronte ad una giovane signora che dopo averlo ascoltato ed avendo visto come fosse considerato dai commensali, così gli si rivolse: “Scusi. Ma io dovrei conoscerla?”
Era mia Madre.

Di seguito quanto ho scritto del grande ciclista dopo averlo incontrato:
“Fra i molti che in questo ottobre del 2005 hanno voluto ricordare Giovanni Borghi all’auditorium di Gavirate nel trentesimo anniversario della scomparsa, Ercole Baldini.
Ancora massiccio e potente già all’apparenza com’era nella seconda metà degli anni Cinquanta, allorquando gli occorse di dominare in campo ciclistico vincendo tra l’altro da dilettante le Olimpiadi e da professionista Giro d’Italia e Campionato del Mondo, rispondendomi, si rammarica di non aver potuto dare il massimo negli anni della sua permanenza alla Ignis:
‘Rammento il Giro del 1959, una tappa di montagna in Valle d’Aosta.
In crisi, arrancavo nelle retrovie.
Il ‘cumenda’ era lì appena dietro.
In piedi sulla macchina mi incitava come fossi primo.
Ad un certo punto, vedendo e sentendo un gruppetto di tifosi che gridavano il mio nome, con quel suo vocione così particolare, mi fa:
‘Hai visto quanto ti vogliono bene?
Sono con te anche adesso che sei staccato!’
A sera, in albergo, gli dico:
‘Commendatore, oggi è andata male, ma tra un mese, quando da queste parti passerà il Tour de France sarà tutta un’altra storia!’
Mantenni quella promessa: la diciottesima tappa di quel Tour, la Grenoble/Saint Vincent la vinsi proprio io!’
Ha raccontato quel lontano episodio con partecipazione.
E’ commosso davvero.
‘Quell’anno, alla fine, lei arrivò sesto e primo tra gli italiani’, gli dico.
‘Vito Favero, infatti, dopo aver corso bene all’inizio, fu costretto al ritiro…’
‘Favero?”, mi chiede.
“Non ricordo che fosse in corsa’.
Ecco confermata una ben strana faccenda: quasi nessuno tra i grandi campioni delle diverse discipline a distanza di anni rammenta davvero bene, corsa per corsa o incontro per incontro, i propri avversari..
Così Baldini di Vito Favero, che, ‘certo, è stato uno dei miei contendenti e senza dubbio ha fatto bene in Francia’, ma chissà quando.
E, ‘comunque, in quel 1959, non c’era’.
Taccio e non gli dico che il veneto nel 1958 era arrivato secondo in classifica generale dopo avere indossato la maglia gialla per sei tappe né che l’anno dopo aveva vinto la frazione Metz/Namur prima di essere obbligato all’abbandono.
Son questi evidentemente accadimenti e fatti che posso ricordare bene io che ho seguito lo sport esclusivamente da spettatore, incapace come sono sempre stato di esserne un protagonista!”