Carte da gioco (Pupi Avati, Federico Fellini, io)

Carte da gioco (Pupi Avati, Federico Fellini, io)

Scrivo e indirizzo a Pupi Avati: “Quella volta che davanti al casinò incredibilmente ho trovato per terra una carta da gioco… Un tre… Di quadri, in aggiunta… Una indicazione, no? Ho giocato per i massimi il tre… Poi la figura del tre… Poi la finale tre… E sono venuto via senza un centesimo in tasca. Chi diavolo aveva messo lì quella maledetta carta?” Un’ora, ed ecco la risposta: “C’è stata una stagione della mia vita in cui trovavo carte da gioco. Almeno una dozzina nei più svariati contesti, nell’arco di qualche anno. Le conservo. Anche Fellini aveva in tasca qualche...

‘Baby’

‘Baby’

R. C.. Pretendere che qualcuno lo identifichi e lo ricordi citando solo le iniziali… Chissà? Tra i ‘vecchi’? Tra gli usi di mondo? Tra quelli ancora qua. Da questa parte della Vita? Forse. Erano i tempi del ‘baby’ e dello ‘shinkenegger’, quelli. Tempi che vivevo ‘da fuori’, astemio come ero (e sono). R. beveva, invece. Oh, se beveva. E trascinava. Antonio, Sergio, Vincenzo… Arrivava e li portava via. Per il solito, nel bar che René aveva aperto verso la periferia nord, contando sul fatto che qualche frontaliere, tornando, si fermasse. Entrare era facile. A qualsiasi ora. Uscire? Impossibile. Solo, alla...

‘Fischietto’

‘Fischietto’

Nessuno frequenta le Biblioteche Civiche quanto ‘Fischietto’. Lo documenta il numero incredibile di attestati di iscrizione che, aprendo un portafogli a fisarmonica, mi scodella davanti. “Vedi”, spiega, “Dovunque sia, per prima cosa chiedo dove si trova la Biblioteca e ci vado. Mi iscrivo. La giro e vedo dove si trova il bagno. Ne faccio tesoro. Capiterà ancora, mi capiterà di tornare in quella città e di avere bisogno della toilette, no?” E ripone il portafogli nella tasca interna della giacca.

Immortale

Immortale

Finisce il Quarto Concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven Nelson Freire. Ottimo, ovviamente… Applausi, ovviamente… Nella seconda parte dello spettacolo non ci sarà. Il Mahler in programma non prevede l’intervento di un pianoforte. Ringrazia. Accenna ad uscire di scena… Non ci riesce. Torna a sedersi al piano. E a noi e agli orchestrali muti suona qualcosa di eccezionale: ‘Melodie’, una trascrizione di Giovanni Sgambati dall’atto secondo dell’Orfeo e Euridice di Christoph Gluck. Mi sovviene l’Immortale Peruviana di Esteban Canal. Una partita a scacchi leggendaria, immortale appunto. Un identico cristallino gioiello. Cosa ho visto e ascoltato stasera a Lugano!